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I refrigeranti del passato: i CFC

 

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I freon eliminati perchè responsabili del buco dell'ozono

     
  CFC - clorofluorocarburi - refrigeranti - Freon - proprietà - R11 - R12 - R13 - R502 - buco dell'ozono - cloro  
     

 

 

 

 

 

 

 

 

Sigla   Denominazione   Formula chimica
R10   tetracloruro di carbonio   CCl4
R11   tricloro-fluoro-metano   CFCl3
R12   dicloro-difluoro-metano   CF2Cl2
R13   cloro-trifluoro-metano   CF3Cl
R111   pentacloro-fluoro-etano   C2FCl5
R112   tetracloro-difluoro-etano   C2F2Cl4
R113   tricloro-trifluoro-etano   C2F3Cl3
R114   tetrafluoro-dicloro-etano   C2F4Cl2
R115   pentafluoro-cloro-etano   C2F5Cl
R211   eptacloro-difluoro-propano   C3F2Cl7
R212   esacloro-difluoro-propano   C3F2Cl6
R213   pentacloro-trifluoro-propano   C3F3Cl5
R214   tetracloro-tetrafluoro-propano   C3F4Cl4
R215   tricloro-pentafluoro-propano   C3F5Cl3
R216   dicloro-esafluoro-propano   C3F6Cl2
R217   cloro-eptafluoro-propano   C3F7Cl

 

Con il termine di refrigeranti del passato si intendono tutti quei refrigeranti, d'uso comune fino al 2000 (noti anche come Freon), composti da tre tipi di elementi chimici: il cloro, il fluoro ed il carbonio. Da qui la loro denominazione di cloro-fluoro-carburi (CFC).

 

La tabella a lato riporta la classificazione ASHRAE di alcuni refrigeranti CFC.

 

Come si può notare, tutti derivano dal metano, dal propano o dall'etano, appartenenti agli idrocarburi. Ciascun tipo di refrigerante si differenzia dall’altro unicamente per il numero di atomi di cloro, fluoro, carbonio presenti nella sua composizione chimica.

 

Tutti i refrigeranti CFC possiedono queste importanti proprietà:

  • sono fluidi molto stabili chimicamente (cioè mantengono inalterate le loro proprietà nelle più svariate condizioni fisiche)

  • non risultano tossici per l’uomo

  • non sono infiammabili

  • garantiscono un buon rendimento della macchina frigorifera in rapporto al loro quantitativo d’impiego

  • possiedono in generale un basso punto di ebollizione alla pressione atmosferica

  • non pongono particolari problemi di utilizzo (ad esempio di solubilità con gli oli minerali lubrificanti del compressore, di compatibilità con i materiali elettrici isolanti del motore, nelle procedure di carica e reintegro della carica, ecc.)

  • venivano prodotti a costi relativamente contenuti

 

Per tali ragioni dagli anni trenta sono stati utilizzati senza problemi nel campo della refrigerazione e del condizionamento.
In sessant’anni di studi e ricerche le aziende produttrici sono riuscite a produrre fluidi dalle buone caratteristiche termodinamiche a costi abbastanza contenuti.
Non si sono mai preoccupate però (visto che il problema non sussisteva fino agli anni '80) dell’impatto che tali fluidi avevano sull’atmosfera, una volta liberati in essa.
A causa della combinazione tra fluoro e cloro la composizione chimica dei CFC è talmente stabile che può rimanere invariata anche per decine di anni, una volta che sono stati immessi nell’atmosfera: in tale periodo di tempo il gas raggiunge la zona più “esterna” dell’atmosfera dove il cloro in esso contenuto reagisce con l’ozono diminuendone così la quantità e creando il cosiddetto "buco dell'ozono“.
La stabilità chimica permette ai CFC, inoltre, che essi vadano col passare degli anni accumulandosi nell’atmosfera contribuendo in tal modo ad accentuare il cosiddetto effetto serra.

 

Dal 31 dicembre 2000 l'utilizzo dei CFC, anche nelle operazioni di manutenzione e di ricarica di impianti per la refrigerazione ed il condizionamento già esistenti, è proibito.

 

Secondo quanto disposto dal Regolamento Europeo 1005/2009 tutti gli impianti caricati con almeno 3 kg di CFC devono essere dotati di registro dell'apparecchiatura (libretto d'impianto).

 

 

 

 

 

 

 

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