I refrigeranti del passato: i CFC

 

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I gas
che non si possono
più usare

 
     

 

Sigla

Denominazione

Formula chimica

R10

tetracloruro di carbonio

CCl4

R11

tricloro-fluoro-metano

CFCl3

R12

dicloro-difluoro-metano

CF2Cl2

R13

cloro-trifluoro-metano

CF3Cl

R111

pentacloro-fluoro-etano

C2FCl5

R112

tetracloro-difluoro-etano

C2F2Cl4

R113

tricloro-trifluoro-etano

C2F3Cl3

R114

tetrafluoro-dicloro-etano

C2F4Cl2

R115

pentafluoro-cloro-etano

C2F5Cl

R211

eptacloro-difluoro-propano

C3F2Cl7

R212

esacloro-difluoro-propano

C3F2Cl6

R213

pentacloro-trifluoro-propano

C3F3Cl5

R214

tetracloro-tetrafluoro-propano

C3F4Cl4

R215

tricloro-pentafluoro-propano

C3F5Cl3

R216

dicloro-esafluoro-propano

C3F6Cl2

R217

cloro-eptafluoro-propano

C3F7Cl

Con il termine di refrigeranti del passato si intendono tutti quei refrigeranti, d'uso comune fino a pochi anni fa, composti da tre tipi di elementi chimici: il cloro, il fluoro ed il carbonio. Da qui la loro denominazione di cloro-fluoro-carburi (CFC).

La tabella a lato riporta la denominazione ASHRAE di alcuni refrigeranti CFC.  

Come si può notare, tutti derivano dal metano, dal propano o dall'etano, appartenenti agli idrocarburi. Ciascun tipo di refrigerante si differenzia dall’altro unicamente per il numero di atomi di cloro, fluoro, carbonio presenti nella sua composizione chimica.

Tutti i refrigeranti CFC possiedono queste importanti proprietà:

  • sono fluidi molto stabili chimicamente (cioè mantengono inalterate le loro proprietà nelle più svariate condizioni fisiche)

  • non risultano tossici per l’uomo

  • non sono infiammabili

  • garantiscono un buon rendimento della macchina frigorifera in rapporto al loro quantitativo d’impiego

  • possiedono in generale un basso punto di ebollizione alla pressione atmosferica

  • non pongono particolari problemi di utilizzo (ad esempio di solubilità con gli oli minerali lubrificanti del compressore, di compatibilità con i materiali elettrici isolanti del motore, nelle procedure di carica e reintegro della carica, ecc.)

  • venivano prodotti a costi relativamente contenuti

Per tali ragioni dagli anni trenta sono stati utilizzati senza problemi nel campo della refrigerazione e del condizionamento.
In sessant’anni di studi e ricerche le aziende produttrici sono riuscite a produrre fluidi dalle buone caratteristiche termodinamiche a costi abbastanza contenuti.
Non si sono mai preoccupate però (visto che il problema non sussisteva fino a poche decine di anni fa) dell’impatto che tali fluidi avevano sull’atmosfera, una volta liberati in essa.
A causa della combinazione tra fluoro e cloro la composizione chimica dei CFC
è talmente stabile che può rimanere invariata anche per decine di  anni, una volta che sono stati immessi nell’atmosfera: in tale periodo di tempo il gas raggiunge la zona più “esterna” dell’atmosfera  dove il cloro in esso contenuto reagisce con l’ozono diminuendone così la quantità e creando il cosiddetto "buco dell'ozono“. 
La stabilità chimica permette ai CFC,  inoltre, che essi vadano col passare degli anni accumulandosi nell’atmosfera contribuendo in tal modo ad accentuare il cosiddetto effetto serra.

Dal 31 dicembre 2000 l'utilizzo dei CFC, anche nelle operazioni di manutenzione e di ricarica di impianti per la refrigerazione ed il condizionamento già esistenti, è proibito.
 

 
 
       

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Data creazione: 20/09/2001

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Ultimo aggiornamento: 19/06/2007

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