Lavoro da gelataio in Germania

 

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Dalla Valcellina e dalla val del Piave, ogni stagione, da emigrante

 

 

 

 

Pordenone - Belluno - MIG - Longarone e il Vajont - Baviera - Gelaterie - Lavoro stagionale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

percorso Longarone-Monaco
Oltre tre giorni di cammino con i carretti tirati a mano per compiere il tragitto Longarone-Baviera

 

 

 

 

Gelatai in Germania
Gelatai in Germania nel 1906 (fonte:valdizoldo.net)

 

Storicamente gli abitanti della Valcellina e della valle del Piave sono noti perchè un tempo erano gli ambasciatori del gelato all'estero, in Germania specialmente.

 

 

Il lavoro di gelatai

 

Un tempo queste due valli non offrivano molte opportunità di lavoro agli abitanti. Soprattutto la Valcellina (all'estremità nor-occidentale della provincia di Pordenone, al confine con il Veneto), ancora oggi, è una valle molto appartata, lontano dalle grandi vie di comunicazione, poco antropizzata, per certi versi ancora selvaggia.
L'industria è poco sviluppata, l'agricoltura deve fare i conti con un territorio poco generoso, il turismo non è quello dei grandi numeri di molte località montane.
Oggi gli abitanti hanno la possibilità di recarsi al lavoro anche lontano da casa grazie ai mezzi di comunicazione privati e pubblici che permettono spostamenti in giornata. Ma un tempo no. Ecco, allora, che per sopravvivere bisognava "inventarsi" un lavoro anche all'estero e trasferirsi per un certo periodo.
"Inventarsi" un lavoro significava proporre quanto di buono si sapeva fare laddove quel lavoro non era conosciuto in modo tale che fosse sicuramente apprezzato e valorizzato. Tradizionalmente la valle del Piave è famosa per i suoi maestri gelatieri: il gelato, un alimento che in Germania, nel XIX secolo ancora non era ben conosciuto.

 

 

MIG: la mostra del gelato

 

A conferma di questa secolare tradizione possiamo citare la Mostra Internazionale del Gelato artigianale (MIG) che ogni anno si svolge a Longarone in provincia di Belluno. La località si trova proprio nella valle del Piave, salendo da Belluno verso il Cadore: essa è tristemente nota anche per il catastrofico disastro del Vajont, quando un'immensa quantità di acqua che tracimò dall'omonima diga, costruita all'estremità della Valcellina, spazzò via tutto il paese ed i suoi abitanti. Correva l'anno 1963.

 

 

I gelatai alla conquista della Germania

 

 

Circa 100 anni prima, attorno al 1870, gli abitanti della Valcellina e della valle del Piave a bordo dei loro carretti andarono alla conquista della Germania: portarono il loro gelato nella Baviera e poi, piano piano, si espansero a macchia d'olio sempre più apprezzati per i loro prodotti.
Dopo la 2a Guerra Mondiale, quando in Germania si ebbe una grande ripresa economica, molti italiani emigrarono là per trovare un lavoro e, fra di essi, i gelatai del triveneto. Le gelaterie si moltiplicarono, il lavoro aumentò sempre di più e così anche i familiari ed i parenti dei primi pionieri gelatai si trasferirono nelle grandi città tedesche e poi nella provincia.

 

 

I gelatai e il tedesco

 

Pur proveniendo dalla lontana provincia italiana, i gelatai riuscirono a superare moltissime difficoltà. Prima fra tutte quelle della lingua, così ostica e diversa da quella italiana. La necessità di comunicare per poter vendere, l'entusiasmo di un lavoro, il pragmatismo dell'indole montanara fecero superare tutti gli ostacoli: imparato il tedesco tutto diventò più facile.

 

 

Cercasi gelatai per lavoro stagionale in Germania

 

Durante la stagione invernale le gelaterie tedesche chiudevano, così i gelatai facevano ritorno poco prima di Natale nelle loro valli. Ritrovavano familiari, parenti e amici e cercavano personale per la stagione che doveva venire.
Così gli abitanti della Valcellina e della valle del Piave colonizzarono la Germania dando inizio ad una tradizione che durò per lunghissimi anni e che ancora si ripete ai giorni nostri. Tenacia, volontà, capacità e caparbia sono le caratteristiche che hanno permesso a queste persone di trovare sostentamento anche lontano da casa e di non dover abbandonare definitivamente una regione montana che ancora oggi non ha disponibilità di grandi risorse naturali ma che forgia donne e uomini di grande temperamento.

 

 

 

         
                                                                   
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