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Un po' di storia e normative |
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I primi refrigeranti La
storia dei refrigeranti inizia nel 1834, pochi anni dopo che S. Carnot
formulò le sue teorie sul ciclo frigorifero.
La pericolosità dell'utilizzo di
tali fluidi spinse, negli anni trenta, la Frigidaire a proporre sul
mercato nuovi refrigeranti, che consentissero una maggiore sicurezza
d'uso. Da
questa periodo nel mondo del freddo si è badato all’utilizzo di fluidi
stabili chimicamente, con buone proprietà termodinamiche, non tossiche e
non infiammabili.
Il problema ambientale È
il 1974 quando due scienziati americani, Rowland e Molina, illustrano la
loro teoria secondo la quale il cloro contenuto nei CFC agisce da elemento
distruggitore dello strato di ozono atmosferico. L’industria del freddo si è trovata fortemente coinvolta di fronte a queste problematiche, visto che per quarant’anni aveva concentrato i propri sforzi di ricerca in ben altre direzioni e che proprio il cloro costituiva il punto di forza per ottenere determinati requisiti dei fluidi. Le esigenze ambientali richiedevano l’eliminazione del cloro per evitare di contribuire ulteriormente al danneggiamento dell’ozono, le tecnologie industriali possedute non permettevano di rinunciare tutto ad un tratto ed in maniera così drastica all’utilizzo del cloro per la produzione dei refrigeranti. Nel 1984 viene firmata la Convenzione di Vienna e nel 1987 il Protocollo di Montreal, entrato in vigore nel 1989, primo accordo a livello internazionale che stabiliva la progressiva riduzione nel tempo dell’uso dei CFC fino ad una diminuzione del 50% della produzione e dei consumi entro il 1999. Nel 1990, alla Conferenza di Londra, fu deciso di sospendere la produzione dei CFC entro il 2000. Nel 1991 la Comunità Economica Europea approva il Regolamento 594/91 in cui si prevede il bando dei CFC entro il 1997. Nel
1992 si svolge a Copenaghen la Riunione delle Parti aderenti al Protocollo
di Montreal. Alla fine del 1992 la Comunità Economica Europea approva un nuovo Regolamento (il 3952/92) che fissa il termine per la produzione dei CFC al 31 dicembre 1994. Nel 1993 il Parlamento Italiano approva la legge n. 549 "Misure per la protezione dell'ozono atmosferico" in cui si ribadisce la data del 31 dicembre 1994 come termine per la messa al bando dei CFC. Nel 1994 viene approvato il regolamento europeo 3093/94 che fissa definitivamente l’arresto della produzione dei CFC al 31 dicembre 1994 e scandisce le varie tappe per la messa al bando degli HCFC. Nel 1997 il Parlamento Italiano approva la legge n.179 "Modifiche alla legge 28 dicembre 1993, n.549, recante misure a tutela dell'ozono stratosferico", in cui vengono recepite le disposizione del regolamento europeo 3093/94. Nel 1998, alla Conferenza mondiale di Kyoto, viene deciso di includere anche i refrigeranti HFC tra le sostanze responsabili dell’effetto serra. Il
5 maggio 2000 viene approvato il nuovo Regolamento
CE 2037/00, a parziale modifica del regolamento 3093/94, che
disciplina il programma di dismissione d’uso degli HCFC. Il 3 ottobre 2001 viene emanato il decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio "Recupero, riciclo, rigenerazione e distribuzione degli halon" in cui si stabilisce la necessità di provvedere urgentemente a disciplinare il recupero e la distruzione dei clorofluorocarburi utilizzati nelle apparecchiature di refrigerazione e condizionamento d'aria. Per limitare l'impatto dei refrigeranti sull'ambiente l'Unione Europea emana nel 2006 il Regolamento 842 sugli F-gas, in cui impone il controllo periodico degli impianti funzionanti con HFC per limitarne il rischio di fughe. Analogamente, sempre nel 2006, in Italia esce il DPR 147, che istituisce il libretto d'impianto ed il controllo periodico delle fughe negli impianti a CFC e HCFC. Nel 2009 l'Unione Europea emana un nuovo Regolamento (il 1005/09) che sancisce la progressiva e definitiva dismissione degli HCFC e che introduce obblighi di controllo periodico delle fughe in tutti gli impianti contenenti almeno 3 kg di carica di CFC e HCFC.
I nuovi fluidi Per
ridurre la presenza del cloro nella composizione dei fluidi frigoriferi si
è ricorsi alla sua sostituzione con atomi di idrogeno. L’obiettivo
di potenziale di distruzione dell’ozono nullo è stato raggiunto
con gli idrofluorocarburi (HFC), in cui il cloro
è stato completamente eliminato
e sostituito dall’idrogeno. Oramai gli spazi all’interno dei quali ci si può muovere sono ben ristretti: da un lato c’è la necessità di eliminare il cloro dalla composizione dei fluidi frigoriferi per motivi di compatibilità ambientale, da un altro c’è l’esigenza di evitare sostanze che contengano troppo idrogeno perché potrebbero risultare infiammabili, da un altro ancora di limitare la presenza di fluoro che è un elemento che conferisce stabilità alla molecola di refrigerante anche quando liberata in atmosfera e quindi contribuisce all’effetto di surriscaldamento della Terra (effetto serra). Attualmente
si stanno sperimentando nuove miscele
di HFC e idrocarburi e sempre maggiore interesse viene riposto nella
"riscoperta" dei fluidi naturali, i primi refrigeranti
utilizzati nella storia della refrigerazione. I
refrigeranti del futuro dovranno soddisfare requisiti ambientali, di
efficienza energetica e di sicurezza d'uso. |
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© www.interfred.it - Il portale del freddo |
ID pagina: 066 - A151 |
Data creazione: 10/03/2003 |
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Vietata ogni riproduzione, anche parziale, se non autorizzata |
Ultimo aggiornamento: 10/12/2009 |
Ultimo accesso: 05/02/2012 ore 6.29.20 |
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